Nadia
Giacomini

La mia ricerca pittorica nasce dalla contemplazione della natura: la memoria trasforma paesaggi fisici in atmosfere interiori. È un’astrazione lirica.
Il colore – ispirato dai turchesi dei laghi italiani, l’indaco giapponese, gli azzurri freddi dei cieli atlantici o le ocre delle terre australiane – è il centro della mia espressione: libero di stratificarsi e vibrare, si muove tra segni e macchie, tra passaggi morbidi e contrasti intensi.

Il mio processo creativo è meditativo, guidato dalla preparazione artigianale, quasi rituale, della tela. Utilizzo le tecniche antiche dei maestri del passato a partire dalla tela di lino che preparo io stessa per far sì che i colori e la luce acquistino brillantezza. Traggo ispirazione dai coloristi veneti, amo le atmosfere di Turner e la luce di Monet, ma il mio mentore è Tetsuro Shimizu, pittore astratto, capace di tradurre le tecniche pittoriche di due culture in una pittura contemporanea dal linguaggio universale.

Le mie opere si offrono come spazi poetici e lenitivi, luoghi in cui lo spettatore può entrare lasciandosi attraversare dalla luce e dai colori. La mia pittura vuole favorire una pausa riflessiva in un mondo frenetico alla riscoperta di connessioni spirituali.